L'ultimo dei mohicani

Con diversi aggiustamenti narrativi e ideologici, M. Mann, robusto specialista di cinema d'azione, e il suo cosceneggiatore Christopher Crowe si rifanno alla sceneggiatura scritta da Philip Dunne per l'edizione del 1936. Come e pi che nelle versioni precedenti, il vero eroe il bianco Occhio di Falco (D. Day-Lewis in gran forma), mentre i due Mohicani amici, Chingachook e suo figlio Uncas, gli fanno da spalla. Pi che in passato, il culmine della vicenda l'assedio di Fort William Henry in cui, durante la guerra franco-britannica dei sette anni (1756-63), gli inglesi furono sconfitti da forze francesi preponderanti. Difetti e debolezze non mancano, ma molto gli dev'essere perdonato perch ricrea un senso antico dell'avventura e dei grandi spazi, restituisce (anche per merito del colore di Dante Spinotti) il sapore di un'epoca col gusto di una vecchia stampa, ha la forza ingenua dei grandi sentimenti. Il film d concretezza visiva alla parola €œimboscata€ e tiene fede alla bella immagine che gli fece da manifesto: l'agile Day-Lewis in corsa col tomahawk in pugno e la lunga carabina a tracolla. Dal romanzo (1826) di J. Fenimore Cooper fu tratto anche lo paghetti-western Der letze Mohikaner (La valle delle ombre rosse, 1965, RFT-Sp.-It.) di Harald Reinl con Anthony Steffen come Occhio di Falco e l'azione spostata in avanti di un secolo